Storia

Bellona si estende per una superficie totale di circa Kmq 11,68; la superficie collinare, con un'altezza massima di m 370, occupa circa Kmq 1,92, mentre quella pianeggiante, con un'altezza massima di m 74, occupa circa Kmq 9,76.
Confina a nord con Camigliano, ad ovest con Vitulazio, ad est con Pontelatone e a sud con Capua; la zona collinare è costituita dal Monte Grande, dal Monte Maggiore e dal Monte Rageto.
Bellona dista da Caserta, capoluogo di provincia, circa Km 15 e circa 35 da Napoli.
La popolazione residente nel territorio comunale di Bellona al censimento 2001 è di 5103 abitanti.
Il territorio bellonese risulta essere frequentato fin dal IV-III sec. a.c., in quanto una delle colline a nord dell’abitato, il Monte Grande (la colla), è cinto da una fortificazione in opera poligonale risalente a tale epoca, che presenta un perimetro di circa m 400 ed i cui resti sono ancora ben visibili sul luogo.
Con la progressiva romanizzazione dell’agro capuano le testimonianze del passato relative al nostro territorio subiscono un incremento; questo è attraversato da un ramo secondario dell'antica via Appia, che conduceva a Capua da Calvi Risorta (Cales) costeggiando i monti di Callicola fino al fiume Volturno e attraverso un ponte, conduceva al Monte Tifata.
Lungo il suddetto ramo secondario, tra alcune colline, nel territorio bellonese, si trova una gola, denominata "Merculone"; attraverso tale gola passò l'esercito cartaginese al comando di Annibale che, dopo la battaglia di Canne, si era fermato a Capua.
In quella gola l'esercito romano comandato da Fabio Massimo attese Annibale che protesse la ritirata facendo spingere, di notte, circa 2000 buoi con sarmenti accesi fra le corna, nelle file dell'esercito romano per provocarne lo scompiglio.
Alle falde della collina "S. Croce" a Nord-Est di Bellona, si trovano i resti di una costruzione, a cui la fantasia popolare ha attribuito il nome di "Camarelle delle Fate".
E' stato accertato che trattasi dei resti di una grandiosa villa di campagna, realizzata su tre livelli su una superficie molto ampia, risalente al II sec. a. c..
I ruderi oggi esistenti, in ottimo stato di conservazione sono costituiti da una serie di cisterne di acqua, alle pendici del monte comunicanti tra loro con piccole aperture che consentivano la raccolta e decantazione delle acque piovane utilizzate sia per uso potabile che agricolo.
Nel territorio c’erano due templi dedicati uno a Mercurio localizzato nella località Merculone, l’altro, che gli antichi capuani eressero nella località "Casale", i cui resti sono completamente scomparsi da circa due secoli, alla dea della guerra “Bellona” da cui la città trae il nome.
L’abitato Ebbe la sua origine in seguito all'Editto di Costantino, quando gli idolatri, ottenuta la libertà di religione, si raccolsero fuori le mura della città per continuare il loro culto e costruirono nelle vicinanze dei templi i loro villaggi, detti "pagi", per cui furono detti pagani.
Nella località Triflisco, (frazione del Comune di Bellona), vi sono delle fonti citate da Plino nella sua "Naturalis Historiae", che fanno trasparire l’abbondanza di acque sorgive in questi luoghi; con l'avvento di Fulvio Flacco queste divennero "Terme" per i Romani, i quali per poter usufruire degli effetti benefici di dette acque che erano considerate antiartritiche ed antireumatiche, costruirono sulla collina diverse ville.

                                                                                                                 avanti

 

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